Il PSICOM nella Rivista di Educazione Fisica, Scienze Motorie e Sport

Contrastare la sedentarietà, affiancare il digitale per evitare stimolazioni univoche,

mettere in relazione mente e corpo. Questi alcuni dei fondamenti della rivoluzione

culturale: “Moveo corpus et cogito… ergo sum!”.

 

Diversi studi mettono in evidenza una motricità generale assai ridotta e scarsamente competente delle nuove generazioni rispetto ai coetanei del secolo scorso. I ragazzi sono più deboli, presentano problemi di equilibrio, di postura, di motricità, di manualità… manca tempo, voglia per il movimento e il gioco; agi e comodità riducono ulteriormente la voglia di muoversi. La loro muscolatura è poco tonica, si stancano subito, sono dei giovani con il fisico di anziani. Una delle cause principali di questa sorta di immobilismo in età evolutiva è la scomparsa dei cosiddetti giochi di strada e del gioco libero. Come si interviene?

Solitamente molti genitori cominciano a far praticare ai propri figli i cosiddetti minisport (minibasket, minicalcio, minivolley, minitennis…), la cui stessa dicitura implica che si inizi da subito (o quasi subito nella migliore delle ipotesi!) l’insegnamento delle tecniche sport-specifiche. Così facendo si porterà ad una specializzazione precoce il già povero repertorio motorio di base del giovane, limitando le sue esperienze di movimento in una fase in cui la ricchezza delle proposte sarebbe la strategia metodologica più consona alla sua formazione.

Un’altra importante concausa dell’ipocinesia e dell’ipotonia dei nostri giovani è la comparsa sul mercato dei cosiddetti “giochi intelligenti” la cui rapida ed estesa diffusione ha prodotto una serie di effetti collaterali sugli utilizzatori, tra tutti l’ulteriore e drastica riduzione del movimento e l’isolamento sociale: la generazione della “solitudine collettiva” preferisce “messaggiare” piuttosto che parlare. Molti bambini prediligono la play-station o il tablet piuttosto che andare in bici, correre e giocare. Bisogna ricercare un giusto equilibrio tra l’impiego delle tecnologie (viviamo in una società tecnologica e l’eccessiva limitazione significherebbe nuotare controcorrente) e la naturale attitudine dell’uomo ad esprimersi attraverso il corpo e il suo potenziale motorio.

Per concludere questa disamina si può constatare che troppo spesso i banchi di scuola sono un invito alla sedentarietà e un ostacolo alla motricità: l’attuale organizzazione della didattica nella scuola primaria prevede che i bambini svolgano le attività scolastiche restando seduti per molte ore consecutive, contravvenendo al bisogno primario del bambino: il gioco e il movimento. La mancanza di attività motoria genera nei discenti distrazione e nervosismo che inevitabilmente si ripercuotono sul rendimento scolastico.

Le scuole finlandesi, per venire incontro alle esigenze dei bambini, organizzano l’insegnamento in blocchi orari di 45 minuti di lezione, ciascuna seguita da 15 minuti di intervallo. Non ci sono due lezioni consecutive senza intervallo. Tutto ciò per rendere il processo di insegnamento e di apprendimento più efficaci. A proposito di esperienze motorie, c’è da dire che molti bambini arrivano a scuola senza sapere se sono destrorsi o mancini. La prevalenza (o dominanza) di un emisfero cerebrale sull’altro è un processo spontaneo ma le poche e/o povere esperienze motorie tendono a ritardarlo.

Una soluzione

Per contrastare questo stile di vita sedentario, indotto principalmente dal progresso digitale, il gruppo di lavoro della Fondazione Carmelo Pittera ha sentito la necessità di ricercare modalità e strumenti didattici più idonei e motivanti/attraenti per stimolare la partecipazione attiva delle nuove generazioni: in sintesi sostenere il processo di apprendimento evitando che la macchina umana vada in regressione da “non uso”. Tutto ciò si è concretizzato con il sistema psico-cognitivo-motorio (Psi.Co.M.) che è stato concepito per promuovere lo sviluppo delle funzioni cognitive attraverso il movimento, iniziando il percorso didattico dai bambini per concluderlo con gli anziani. Si tratta di un approccio educativo innovativo plurisensoriale che permette, attraverso la variazione di input cognitivi, la strutturazione e l’implementazione di circuiti neurali che influenzano, partendo dall’area motoria, lo sviluppo dei canali di apprendimento e dei meccanismi dell’anticipazione cognitivo-motoria: la dinamica del sistema mnestico, la lettura dei movimenti, la visualizzazione mentale, l’intelligenza visiva, etc. Una concezione del movimento basata solo sulla variabilità della pratica motoria può essere fuorviante in quanto espone il giovane al rischio di superficialità, di insufficiente focus sugli apprendimenti e di estrema dispersione delle esperienze proposte. Questo innovativo sistema incarna la filosofia del “muoversi pensando”, superando la storica contrapposizione dicotomica tra il sapere (la conoscenza) e il saper fare (l’esperienza). Sono due sistemi perfettamente integrati che si influenzano in maniera reciproca. Infatti neuro-scienziati, psicologi e pedagogisti asseriscono che fino a 10-12 anni il sistema motorio influenza quello cognitivo; dopo tale età, per una maggiore consapevolezza del giovane, avviene l’esatto contrario. Quando si va verso la terza età tale processo subisce una sorta di inversione, come un cerchio che si chiude. A tal proposito, sono previsti dei protocolli di lavoro Psi.Co.M. per fronteggiare i sintomi del morbo di Alzheimer e della demenza senile. Ecco perché si preferisce parlare di attività cognitivo-motoria da 0 a 99 anni! Il Sistema Educativo Psi.Co.M. è concepito per lo sviluppo delle potenzialità individuali attraverso il movimento. È il frutto di osservazioni condotte sui bambini, in tanti anni di attività dove in realtà loro stessi hanno suggerito la direzione verso la quale si doveva guardare. I loro comportamenti durante i giochi di movimento, l’osservazione attenta della loro crescita e dei loro bisogni, nonché dei loro cambiamenti comportamentali nelle varie fasi evolutive, hanno fatto comprendere e apprezzare quanto meraviglioso fosse assecondare e promuovere il loro divenire adulti. Proprio per venire incontro alle mutevoli esigenze che si presentano nel corso dell’età evolutiva occorreva che tale sistema educativo fosse caratterizzato da flessibilità, versatilità e applicabilità anche con bambini appartenenti a culture diverse. Il Sistema Educativo Psi.Co.M. è composto da 8 metodologie (vedi Tabella 1) che cercano di dare al movimento un ruolo importante nello sviluppo di nuovi percorsi neurogeni. Può essere considerato come una “palestra” che stimola al meglio la funzionalità del cervello, stimolando le varie aree encefaliche e creando tra esse diverse forme di collegamento. Un tratto cruciale dell’essere umano è il fatto che il cervello non arrivi a completa e definitiva maturazione. È proprio questo che ci permette di apprendere non solo nel corso del periodo evolutivo ma a qualsiasi età.

I sussidi didattici

L’applicazione delle metodologie contenute nel Sistema Educativo Psi. Co.M. è stata sperimentata con bambini a partire dai 4-5 anni di età, cioè già prima dell’inizio del primo ciclo scolastico. Si tratta di una raccolta preordinata di 90 Unità Educative Modulari, che danno la possibilità ad ogni operatore che svolge il ruolo di caregiver dell’età evolutiva di cimentarsi in un approccio nuovo al movimento. Una didattica “semplice” non semplicistica, di facile applicazione, ma non banale, alla portata di tutti e sempre stimolante per ognuno: un approccio didattico che consente ai bambini di giocare in ogni occasione e contesto, anche in assenza di professionisti del movimento. Attività concepite in modo che anche i docenti della scuola primaria (prime fondamentali figure di riferimento nella formazione istituzionale), gli animatori professionisti, il personale delle ludoteche, i genitori possano applicare proficuamente le metodologie Psi.Co.M. Tali proposte possono essere attuate in spazi ampi (palestre) e ristretti (aule scolastiche), utilizzando materiali poveri facilmente reperibili. Il fine della metodologia è stimolare i processi cognitivi (problem solving), fornire delle istruzioni per la costruzione di strumenti di gioco e soprattutto far “veicolare” il movimento dalle palestre o dalla scuola fino a casa, assegnando vari compiti al fine di allentare la “morbosa attrazione” verso gli strumenti digitali.

Conclusioni

Non si impara solo eseguendo meccanicamente e passivamente dei compiti motori, si impara soprattutto pensando a cosa si sta facendo. Con questo sistema si cerca di insegnare ai bambini a muoversi, a pensare e a fare da soli, a trovare delle soluzioni a problemi, in breve ad essere autonomi, contribuendo così al loro benessere e alla loro crescita.

 

ESEMPIO PRATICO

Engramma cognitivo-motorio

Per meglio comprendere le metodologie insite nel Sistema Educativo Psi.Co.M. viene proposta, a titolo di esempio, una successione di quattro semplici compiti motori: u dalla stazione eretta, battere a terra il piede sinistro; u come sopra, ma battere a terra il piede destro; u dalla stazione eretta, flettere il busto in avanti tenendo le gambe tese e con la punta delle dita delle mani toccare le punte dei piedi; u dalla stazione eretta, sollevarsi sugli avampiedi e contemporaneamente sollevare le braccia in alto e battere le mani. L’istruttore prima mostra ai bambini la sequenza dei movimenti e dopo li invita ad eseguirli uno alla volta.

Codice numérico

In un secondo tempo, dopo che la sequenza è stata ben appresa, l’istruttore abbina a ciascun compito motorio svolto in precedenza un valore numerico da 1 a 4, che i bambini devono memorizzare. Infine l’istruttore chiama un numero (o più numeri) e i bambini devono eseguire il corrispondente compito motorio. Le consegne di esecuzione dei compiti motori possono essere impartite seguendo diverse tipologie di ordine, come si evince dall’esempio di consegna proposto nella tabella sottostante. Per una maggior chiarezza, la consegna di esecuzione di un singolo compito (1, o 2, o 3, o 4) se seguita dalla verbalizzazione “dopo”, sta ad indicare che deve essere eseguita una sequenza crescente di tutti e quattro i compiti di base a partire dal numero successivo a quello verbalizzato. Se la consegna è seguita dalla verbalizzazione “prima”, sta ad indicare che deve essere eseguita una sequenza decrescente di tutti e quattro i compiti di base a partire dal numero precedente a quello verbalizzato.

Quaderno Motorio

Per consolidare l’apprendimento della sequenza dei movimenti l’istruttore assegna ai bambini un compito per casa. Nel quaderno motorio i bambini trovano un’immagine con raffigurati i 4 compiti motori, disposti in ordine casuale, da completare: devono abbinare correttamente i numeri della colonna di destra con le immagini, inserendoli nel cerchietto accanto alle stesse.

Rivista di Educazione Fisica, Scienze Motorie e Sport di settembre 2018.

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